” a tutti par che quella cosa sia, che più ciascun per sé brama e disìa”

Così Ariosto nell’Orlando Furioso a proposito del palazzo del mago Atlante dove ognuno crede di vedere la cosa da lui più desiderata e di cui è alla ricerca.(1)

Con il Rinascimento e la rivoluzione scientifica inizia la lotta della ragione per eliminare tutte le credenze per le quali non si riesce a trovare una giustificazione o che non sono perfettamente comprensibili e trasparenti. Sfatare il mistero, criticare la concezione del simbolo come depositario di una sapienza arcana e superiore alla ragione;  attaccare ed eliminare le credenze non basate sull’evidenza  per liberare l’uomo da idee inutili e infondate e consentirgli l’uso libero della ragione. Metafora e simbolo, in quanto alludono a un sapere misterioso diventano sospetti; la concezione del simbolo come rivelazione di un’insondabile sapienza antica  o depositario di un’antica rivelazione viene rifiutata. Così G.B. Vico nella sua “Scienza Nuova” considera l’uso di metafore,simboli e miti tipico dell’umanità primitiva che non ha ancora avuto accesso all’uso del sapere razionale e si esprime in modo impreciso e approssimativo.(2)

Assistiamo a un arrampicarsi fino al cielo che si sforza di dimostrare l’inconsistenza dei suoi contenuti presi ad uno ad uno, svuotando di ogni valore le credenze e le idee metafisiche sull’aldilà o su una realtà superiore, che si rivelano illusioni, solo illusioni.

Così le stanze del cielo si svuotano una dopo l’altra, la ragione si rafforza con l’illuminismo nel 1700, con il materialismo e il positivismo nel 1800 e nel 1900 culmina nell’opera di S.Freud che fa uscire Dio dalla sua stanza sostituendolo con la proiezione immaginaria della figura paterna. Così anche la stanza più importante del cielo si svuota e il vuoto del cielo è totale.

Se la ragione deve essere la nostra guida deve innanzitutto difenderci e liberarci da tutte quelle credenze che ci tengono prigionieri e ci tolgono la fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di capire che è la base della nostra libertà. Sapere è potere. Finché restiamo schiavi di quelle credenze incomprensibili e misteriose vagamente adombrate in metafore,simboli e miti, non riusciremo mai a vedere chiaramente la realtà e a realizzarci.

In un modo molto simile Ariosto e Cervantes ironizzano, polemizzano ironicamente contro l’essere schiavi di chimere e illusioni; la trama dell'”Orlando Furioso” è quasi impossibile da ricordare perché è un continuo esplodere di passioni che sfociano in lotte e avventure che si susseguono e si intrecciano di continuo. Come in Cervantes questa smania del fare, di gettarsi nell’azione e nelle imprese eroiche è frutto dell’essere schiavi, dell’essere posseduti dalle illusioni. La forza dell’illusione è tanto maggiore quanto più si allontana dalla realtà. Angelica è la donna ideale nell'”Orlando Furioso” e spinge gli uomini a combattere per lei con il più totale disprezzo della vita; forza,senso,valore della vita vengono solo dall’immagine della donna ideale.

Per  Don Chisciotte della Mancia solo la realizzazione del mitico ideale cavalleresco (in un periodo in cui i cavalieri non esistono più) da senso alla sua vita, per esso affronta le imprese più spericolate, proprio come i cavalieri dell'”Orlando Furioso”, e,quando non può più far niente per realizzarlo, si ammala e muore.(3)

Né la donna ideale né il cavaliere ideale esistono, ma sono le uniche cose in grado di accendere i sogni,di mobilitare tutte le risorse che, nel banale quotidiano, resterebbero sopite.

Necessità assoluta dell’illusione che è salvezza e inganno insieme.

La stessa ironia sulla metafora la ritroviamo a distanza di qualche secolo ne “L’uomo senza qualità” di Musil, che descrive i giovani viennesi di inizio 1900 che discutono di politica. L’uso massiccio di metafore, che spesso rimandano l’una all’altra, ci da un quadro delle idee politiche estremamente vago e impreciso e Musil ironizza sulla pretesa dei giovani di progettare il futuro basandosi su idee così confuse.(4)

Fare uso di concetti che non si capiscono del tutto, ma che sono legati a grandi ideali, fa sentire i giovani in contatto con una realtà più elevata e più vera. Specialmente se il singolo è accompagnato in questo processo dal gruppo di cui fa parte, l’aderire a certe idee coincide con il rafforzarsi del senso di appartenenza e insieme della validità della propria visione del mondo. Le lunghe discussioni descritte da Musil, dove con metafore si allude a molti aspetti della società futura ideale, sembrano innescare nell’individuo un processo molto simile a quello descritto da Sartre quando parla dell’apparire delle immagini ipnagogiche, quando siamo vicini al sonno, e al cadere poi prigionieri dell’immaginario quando, cadendo nel sonno, tagliamo i rapporti con la realtà; lo stesso processo che avviene quando si entra nella trance ipnotica. I giovani si lasciano cullare dalle illusioni prima e poi ne diventano totalmente posseduti.

Il titolo dell’ultima parte del romanzo “Verso il regno millenario”( espressione che per i nazisti equivale a “Terzo Reich”) sembra alludere all’avvento del nazismo, inteso proprio come un trionfo dell’immaginario, reso possibile da un pensiero che si è staccato da un rapporto vero con la realtà.

Musil aveva esperienza personale di questo perdersi nell’immaginario. Infatti
nel 1933 Musil assiste a Berlino al trionfo di Hitler e al delirio delle masse, e rivede criticamente la propria esaltazione che, nel luglio del 1914, lo aveva portato a schierarsi con gli interventisti, ad arruolarsi e a partire per il fronte italiano.
Nel 1935 a Parigi al “Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura”, organizzato da comunisti tedeschi e francesi, Musil condanna non solo il nazismo ma anche il bolscevismo sovietico, attirandosi critiche di ogni genere da parte di socialisti e comunisti.
La polemica contro i miti irrazionali e l’uso di un linguaggio vago e infarcito di metafore è certamente legata all’uso che ne hanno fatto nazismo e comunismo che Musil ha conosciuto personalmente.
Simboli come l’aquila, la svastica,il saluto romano,il passo dell’oca, miti come la superiorità della razza, l’infallibiltà del Capo Supremo (presente anche nella Russia di Stalin), o, nel campo socialista, falce e martello, bandiera rossa, stella rossa a cinque punte,pugno chiuso e il mito della dittatura del proletariato come passaggio a una società senza disuguaglianze, sono stati conosciuti personalmente a lungo da Musil ed è di essi che Musil vede chiaramente la capacità di infiammare le masse e spingerle all’esaltazione irrazionale che poi giustifica qualsiasi azione, stragi e delitti compresi.
Avendo sposato una donna ebrea l’assurdità dell’antisemitismo era per lui particolarmente evidente.
Non si può non accostare Musil ai “Demoni” di Dostoevskij, dedicato all’analisi del nichilismo russo del 1800,dove il titolo allude chiaramente alla possessione vissuta dai protagonisti da parte delle idee rivoluzionarie.(5)
In entrambi i romanzi è molto presente il tema della follia, sono presenti personaggi folli ma,sopratutto, la follia riguarda tutti i personaggi del romanzo,quelli che diremmo ‘normali’, che in realtà sono dominati da motivazioni molto più forti di loro e di cui non sono consapevoli; ne “I Demoni” i ‘rivoluzionari’ commettono delitti mentre in “L’uomo senza qualità” si descrivono le idee e il clima spirituale che porteranno alle stragi naziste e staliniste.
Musil ambienta il romanzo nel 1914, poco prima della prima guerra mondiale, mentre pensa ai due regimi totalitari che sono al potere in Germania e in Russia mentre scrive.
(1) Ludovico Ariosto-Orlando Furioso-Canto XII-Versi 15-36 Garzanti-MI 1975
(2) Vedi E.H.Gombrich-Immagini simboliche-EinaudiTorino 1978 p.265 e sgg.
(3) Miguel de Cervantes-Don Chisciotte-Einaudi torino 2015
(4) Robert Musil-L’uomo senza qualità-Einaudi-Torino 1962 Pgg. 131 e seg.Vol.I° Citiamo un esempio di metafora :” Fu lui l’inventore dell’espressione ‘l’anno austriaco’ intorno a cui scrisse le sue colonne senza sapere che cosa intendesse dire, ma con frasi sempre nuove,così che quelle parole si intrecciarono come un sogno con altre parole e si misero in moto e suscitarono un entusiasmo prodigioso.”
Lo stesso discorso vale per le metafore relative alle idee politiche dei giovani che Musil elenca alle pgg.539 e segg. vol I°
(5)F.Dostoevskij-I Demoni-Garzanti-Milano-1982 2 vol.